Giovedì 07 Aprile

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Irene Franchini, davvero un’atleta “d’oro”

Atleta di punta delle Fiamme Azzurre nella specialità tiro con l’arco olimpico e compound

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Irene Franchini concentrata sull’obiettivo

Un palmares ricchissimo a partire da juniores sia in campo nazionale che internazionale
 Chissà quante volte guardando in televisione una gara di tiro con l’arco è sorta spontanea la riflessione su come una freccia possa colpire il bersaglio quando, in apparenza, dalla posizione assunta dall’arco, dovrebbe colpire a sinistra. La domanda ci è ritornata alla mente intervistando Irene Franchini, la Robin Hood di Busana, 49 presenze in eventi internazionali nella Nazionale di tiro con l’arco. E come ci viene spiegato, si tratta del cosiddetto “Paradosso dell’arciere” creato per la prima volta negli anni '30 dal Dr. Robert P. Elmer. Dopo innumerevoli test effettuati usando anche una macchina da ripresa ad alta velocità di proprietà del dottor Hickman, capace di 6 mila seicento fotogrammi al secondo ha svelato il mistero vecchio quanto l’arco del perché le frecce non si muovono in linea retta ma, inquadrando con la punta il bersaglio, finiscono inevitabilmente alla sua sinistra: al momento del rilascio, la coda della freccia riceve tutta l’energia accumulata dalla tensione e si flette. Flettendosi, striscia contro la superficie dell’arco, che le imprime una seconda flessione. Ogni freccia, quindi, “scodinzola” più volte, prima di posizionarsi nella sua traiettoria definitiva, ricevendo una deviazione a sinistra. Oggi, pulegge, carrucole, contrappesi, mirini laser e flettenti in carbonio hanno trasformato l'arco. Una sua freccia viaggia a oltre trecento chilometri l’ora, contro i duecentocinquanta di un arco ricurvo moderno e i duecento di un longbow, l'arco di tasso utilizzato dagli arcieri inglesi nel Medioevo.

Per Irene Franchini, sia che si tratti di compound che di tiro con l’arco di campagna, la padronanza dell’attrezzo è un gioco da ragazzi, com’è iniziato?

“Tutto è iniziato per gioco, non credevo che il tiro con l’arco potesse diventare il mio sport preferito tanto da farne un percorso di vita. All'inizio nemmeno mi piaceva, ma dopo un po’ di pratica, e divertimento, supportato dalla presenza di miei amici e di un allenatore molto speciale come mio padre (Lorenzo Franchini, insegnante di educazione fisica alle medie di Castelnovo Monti, a lui si deve l’introduzione di questo sport particolare tra quelle praticate a scuola, con conseguente nascita di un movimento che ha regalato al territorio appenninico grandi soddisfazioni con campioni come Enrica Spadaccini ed Anna Iattici, ndr), sono stata invogliata a continuare. Poi come un uragano il tiro mi ha presa completamente. Oltre a stare bene con gli altri e a divertirmi questa disciplina mi aiutava a stare in forma. Mi dava una carica che freccia dopo freccia aumentava e si traduceva in soddisfazione e così eccomi qui ancora oggi a cercare di centrare bersagli in giro per il mondo”.
Cos’è l’arco per lei?
“Uno strumento che mi ha regalato tante emozioni; un compagno di avventure, che vinceva o perdeva con me. Un piacere che continua ancora oggi”.
Quale considera il punto più alto della sua carriera?
“Le olimpiadi di Sidney, per ora. Perché continuo ad allenarmi costantemente ,cercando di migliorare e di imparare qualcosa ogni giorno proprio per raggiungere nuovi ed ambiziosi traguardi”.
Il suo ricordo più bello?
“La prima vittoria al Campionato italiano nel 1994, i Mondiali del ‘99 e, ovviamente le Olimpiadi del 2000. Quest’ultima esperienza ha un valore particolare, non solo dal punto di vista sportivo. La cosa che mi porto ancora oggi nel cuore è la spontaneità con cui atleti di diverse provenienze e culture le più disparate riuscivano a fraternizzare”.
L’episodio che vorrebbe cancellare dalla sua mente?
“Nessuno. La vita non è fatta di perfezione. Alla fine anche nello sport gli alti e i bassi servono a crescere in personalità, ed entrambi vanno apprezzati per quello che rappresentano”.
L’allenatore del cuore?
“Mio padre, ovviamente. Devo a lui l’incontro con l’arco e le frecce, lui è stato insegnante, allenatore, in modo speciale educatore. Mi ha sempre sostenuto, spronato, con amore e discrezione lasciandomi libera di scegliere la mia strada e di viverla in completa autonomia”.
La sua stima di atleta va a chi?
“Faccio due nomi su tutti: Andrea Parenti e Natalia Valeeva. Andrea è stato un grande arciere, medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Atlanta nel 1996; Natalia ha partecipato per sei volte ininterrottamente alle Olimpiadi, dal 1992 al 2012. Due grandi persone ancor prima che grandi agonisti”.
La sua definizione di sport.
“Per sua natura lo sport è partecipazione, inclusione, scuola di vita. Unisce le persone, insegna la disciplina, consolida la fiducia in se’ stessi, sviluppa l’attitudine al comando ed insegna inoltre valori fondamentali come la tolleranza, il rispetto e nello stesso tempo la cultura della fatica e la capacità di gestire sia le vittorie che le sconfitte. Senza dimenticare un’altra componente importante come il divertimento”. Tra i suoi progetti futuri, oltre ad altri allori, cosa c’è? “Senz’altro proseguire parallelamente nella mia attività di tecnico. Ho già tenuto docenze al corso istruttori di I livello organizzato dal Comitato regionale Emilia Romagna, ed è un’esperienza che mi ha dato grandi soddisfazioni”.

COS’E’ IL COMPOUND

Il compound è un tipo di arco moderno composto di corda a legna ("compound" in lingua inglese, originario dell'Asia) usa un sistema di carrucole di tipo eccentrico che permettono di accumulare una maggiore quantità di energia muscolare nel sistema di flettenti e di ridurre di una percentuale che va normalmente dal 40% all'80% (a seconda del modello e della marca) lo sforzo nel momento in cui si è teso l'arco.
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