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la provocazione
06/04/2016
L'artista Ivan Maria Gozzi
Mi appello all’assessore alle Pari opportunità, ma non per una questione di genere. Chiedo semplicemente all’amministrazione di avere anche io (in base al mio curriculum) le stesse opportunità concesse a Mazzoli che ha curato la rassegna al Mata e quindi mi vengano assegnati 700mila euro per una mostra retrospettiva».
A lanciare la provocazione con tanto di lettera inviata ieri all’assessore comunale alle Pari opportunità Andrea Bosi, è l’artista modenese Ivan Maria Gozzi.
«Mi pregio informarla dei fatti che mi obbligano a chiedere di ottenere pari opportunità alla direzione della Galleria Civica di Modena - scrive Gozzi nella sua lettera inviata a Bosi e per conoscenza a Muzzarelli -. Da questo ente che dovrebbe essere un servizio culturale alla città, sono sempre stato emarginato causa la mia avversità politica ai comunisti che da sempre ci governano. Da oltre 50 anni una decina di personaggi, definiti ‘artistiì, ogni anno sono convocati e ben retribuiti per fare loro esibire lavori di disegno, pittura, grafica o applicazioni di collages di ogni tendenza artistica e anche se spesso si tratta di cose ridicole tutto va bene. C’è dell’altro. A tanti di costoro, senza concorso, furono commissionate costosissime sculture anche se loro di scultura non conoscevano nulla e non avevano avuto studi o esperienza classica in merito. A tanti fu concesso dal comune di creare orrori artistici come “Tetta tricolore”, “l’Estasi del Paracadutista”, “Grappolone”, “Ocarone” o “Il camminatore” oppure “Frullini” che sono offesa all’arte dell’eleganza e dell’esteticamente bello. Logico che nella conduzione della Galleria Civica, tra vari direttori succeduti a Teodoro, nessuno aveva potere su i raccomandati di partito, così i Castagnoli, Gualdoni, Guadagnini, Vettese e Pierini proposero sempre qualche loro esterno gradito artista ma tutti gli anni ci sono state mostre personali e Collettive dove gli uomini di partito erano sempre presenti».
«Oltre a costoro si sono i fotografari, che hanno pieno potere espositivo e riempiono ogni spazio, ma ora con il maestro Mazzoli è stato superato ogni limite. Il Mazzoli è un imprenditore privato che ci invase con la trans-avanguardia e di seguito con il Palladino - continua Gozzi -. In merito al Paladino si ha l’impressione che, dopo il telo di ogni scarabocchio che costui produce, la città non possa farne a meno e debba essere esibito in mostra o comprato. Da qualche mese con il progetto MATA il Mazzoli è diventato il “consigliori” del sindaco e il Muzzarelli gli ha concesso soli 700.000,00 per la mostra del ‘Manichino’ usando soldi nostri. Poi per giustificare il fallimento della mostra ha raccontato che il flop è stato dovuto allo spazio del Mata che non è adeguato (dice lui) per grandi mostre e, queste sono balle. Ora se lei, assessore, esaminerà il mio Curriculum artistico, constaterà che nessuno degli artisti foraggiati dalla confraternita che dirige la Civica, possiede i miei requisiti artistici, pertanto essendo cittadino di Modena chiedo la pari opportunità a lei e al signor sindaco per ottenere che mi venga allestita una mostra retrospettiva con la stessa retribuzione di cui hanno goduto personaggi come il pittore naif Covili di Pavullo (quattro mostre e l’ultima retribuita con 600.000,00 euro), oppure come quella allestita per gli artisti del Mazzoli costata oltre 700.000 euro. In attesa di incontrarci per avere pregiate comunicazioni porgo distinti saluti».
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