«io a Cutro non ci sono mai andato. E non solo perchè sarebbe stato inopportuno». Giuseppe Pagliani lo dice sapendo che non può scaricare la croce addosso agli altri: «Per il semplice fatto che il tritacarne mediatico che ho subito io non lo auguro a nessuno. Sono stato massacrato per essere andato ad una cena pubblica con 87 persone, delle quali ne conoscevo soltanto quattro. E adesso che si viene a sapere che l'Antimafia vuole chiarire anche il significato delle “processioni" elettorali a Cutro che hanno visto coinvolti anche l'allora ricandidato sindaco Delrio, non sarò certo io a fare lo sciacallo con lo stesso metodo utilizzato per me».
Il presidente del gruppo provinciale Pdl nel 2009 era candidato alla guida della Provincia. E nello scontro senza risparmiarsi alcun colpo basso con la sua sfidante Sonia Masini, almeno un aspetto che li ha accomunati è stato il fatto che nessuno dei due partecipò a quella visita elettorale: «L'invito era stato fatto anche me - ha spiegato a Prima Pagina -. Ma mi sembrava spudorato andare a fare migliaia di km per il fatto che fossimo sotto elezioni. La verità è che io non condanno nessuno, neppure chi invece ha pensato di andarci, però tremo al solo pensare che ci possa essere un un controllo del voto fatto a distanza, perchè questo a casa mia ha un nome ben preciso».
La notizia dell'audizione di Delrio, Antonella Spaggiari e Fabio Filippi, rispettivamente candidati nel 2009 di Pd, Città Attiva e Pdl, è tornata alla ribalta dopo la notizia data da Libero di un'inchiesta della Direzione distrettuale Antimafia che indaga anche sui rapporti tra la politica reggiana e alcuni ambienti calabresi vicini ai clan.
Dell'inchiesta per la verità non si conoscono i contorni e gli eventuali indagati. Si sa solo che Delrio e gli altri sono stati ascoltati come persone informate dei fatti. Già, ma quali fatti? Può una partecipazione ad una festa religiosa in terra cutrese rappresentare un fatto degno di attenzione da parte degli inquirenti? Probabilmente il sospetto che dietro possa esserci il controllo del voto da parte di qualche mammasantissima cutrese deve aver insospettito gli inquirenti e forse anche prima della contestata cena a cui partecipò Pagliani.
Però se indagini tra politica e cosche ci sono, è chiaro che è la Sinistra e con essa il Pd che governa quasi tutti i comuni ad essere la prima coinvolta a dare spiegazioni su rapporti, intrecci, opportunità che potrebbero anche solo lontanamente creare chiacchiere.
«Perchè se io sono stato massacrato per una cena, che cosa dobbiamo dire delle tante persone che quel giorno a Cutro si sono avvicinate per stringere la mano di Delrio e che lui magari neanche conosceva?», ribatte Pagliani che ammette come la classe dirigente reggiana non solo abbia sottovalutato il fenomeno ma non lo conosca neppure: «La verità è che l'attenzione doveva essere più alta di fronte ad un fenomeno che la la nostra classe politica, di qualunque estrazione, non è stata preparata ad affrontare. Non dimentichiamoci che la presidente Masini fino a poco tempo fa ribadiva con forza che Reggio non conosceva fenomeni di infiltrazione e che buna parte del Pd è andata avanti nel tempo a dire che Reggio aveva gli anticorpi. Ma tutti gli artigiani del sud che hanno fornito di lavoro le cooperative rosse da chi sono stati chiamati in tutti questi anni? Ecco, c'è voluto un anno per ristabilire la palla al centro e questo mi conforta. Io non penso che i politici reggiani siano collusi, però bisogna che tutti ammettano che l'attenzione è stata scarsa».
REGGIO - «Io a Cutro non ci sono mai andato. E non solo perchè sarebbe stato inopportuno». Giuseppe Pagliani lo dice sapendo che non può scaricare la croce addosso agli altri: «Per il semplice fatto che il tritacarne mediatico che ho subito io non lo auguro a nessuno. Sono stato massacrato per essere andato ad una cena pubblica con 87 persone, delle quali ne conoscevo soltanto quattro. E adesso che si viene a sapere che l'Antimafia vuole chiarire anche il significato delle “processioni" elettorali a Cutro che hanno visto coinvolti anche l'allora ricandidato sindaco Delrio, non sarò certo io a fare lo sciacallo con lo stesso metodo utilizzato per me». Il presidente del gruppo provinciale Pdl nel 2009 era candidato alla guida della Provincia. E nello scontro senza risparmiarsi alcun colpo basso con la sua sfidante Sonia Masini, almeno un aspetto che li ha accomunati è stato il fatto che nessuno dei due partecipò a quella visita elettorale: «L'invito era stato fatto anche me - ha spiegato a Prima Pagina -.
Ma mi sembrava spudorato andare a fare migliaia di km per il fatto che fossimo sotto elezioni. La verità è che io non condanno nessuno, neppure chi invece ha pensato di andarci, però tremo al solo pensare che ci possa essere un un controllo del voto fatto a distanza, perchè questo a casa mia ha un nome ben preciso».La notizia dell'audizione di Delrio, Antonella Spaggiari e Fabio Filippi, rispettivamente candidati nel 2009 di Pd, Città Attiva e Pdl, è tornata alla ribalta dopo la notizia data da Libero di un'inchiesta della Direzione distrettuale Antimafia che indaga anche sui rapporti tra la politica reggiana e alcuni ambienti calabresi vicini ai clan.Dell'inchiesta per la verità non si conoscono i contorni e gli eventuali indagati. Si sa solo che Delrio e gli altri sono stati ascoltati come persone informate dei fatti.
Già, ma quali fatti? Può una partecipazione ad una festa religiosa in terra cutrese rappresentare un fatto degno di attenzione da parte degli inquirenti? Probabilmente il sospetto che dietro possa esserci il controllo del voto da parte di qualche mammasantissima cutrese deve aver insospettito gli inquirenti e forse anche prima della contestata cena a cui partecipò Pagliani. Però se indagini tra politica e cosche ci sono, è chiaro che è la Sinistra e con essa il Pd che governa quasi tutti i comuni ad essere la prima coinvolta a dare spiegazioni su rapporti, intrecci, opportunità che potrebbero anche solo lontanamente creare chiacchiere. «Perchè se io sono stato massacrato per una cena, che cosa dobbiamo dire delle tante persone che quel giorno a Cutro si sono avvicinate per stringere la mano di Delrio e che lui magari neanche conosceva?», ribatte Pagliani che ammette come la classe dirigente reggiana non solo abbia sottovalutato il fenomeno ma non lo conosca neppure:
«La verità è che l'attenzione doveva essere più alta di fronte ad un fenomeno che la la nostra classe politica, di qualunque estrazione, non è stata preparata ad affrontare. Non dimentichiamoci che la presidente Masini fino a poco tempo fa ribadiva con forza che Reggio non conosceva fenomeni di infiltrazione e che buna parte del Pd è andata avanti nel tempo a dire che Reggio aveva gli anticorpi. Ma tutti gli artigiani del sud che hanno fornito di lavoro le cooperative rosse da chi sono stati chiamati in tutti questi anni? Ecco, c'è voluto un anno per ristabilire la palla al centro e questo mi conforta. Io non penso che i politici reggiani siano collusi, però bisogna che tutti ammettano che l'attenzione è stata scarsa».
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